Cronometrare la polvere
Disclaimer: in questo testo non ci sono spunti informatici o discorsi sui massimi sistemi. C'è un Ed che ha bisogno di buttar fuori due robe scritte e visto che le ho scritte tanto vale metterle dove possano essere lette.
Buongiorno (o buonasera, non è che posso sapere quando mi leggete e manco quando pubblicherò 'sta cosa) dalla ridente estate finlandese che mi ha accolto con un meraviglioso sole e 23 gradi prima di pugnalarmi con uggiose e grigie giornate (che comunque con il panorama locale... ci stanno).
Sono le due e mezza passate, ho appena finito una sedici-ore-comica di lavoro (prima o poi dovrò raccontare di 'sto cliente e dell'attitudine finnica) e rientrato in hotel non avevo sonno (e fuori c'era ancora un po' di luce).
Quindi sono andato a correre. All'una e mezza di notte.
Poi ho finito di correre e mi son fatto una meravigliosa doccia.
E ora son qui che scrivo due pensieri perché ancora non mi riesce di dormire (dovrei tirare le tende? Certo, ma son scemo e non lo faccio e le rotelline del cervello non sanno più se girare a vuoto o grippare (si dice grippare? Son mica un meccanico qui) male male male.
Di solito mi piace quando prendono a muoversi da sole, un po' perché ci tiro fuori quell'energia "pulita" che non mi richiede sforzo e mi riempie di spunti il cervello, un po' perché mi fa sentire "vivo" in qualche modo (e per qualche motivo mi fa pure sentire intelligente, checcazzoneso).
Stavolta però il meccanismo è... un po' surriscaldato, ecco, per fare un wink wink al burnout senza però citarlo perché vaffanculo pure tu (non tu che leggi, tu esaurimento detto all'inglese).
Lo dico? Lo dico.
Pensavo di aver toccato un po' il fondo ad aprile: ho passato una giornata dove facevo fatica a parlare con la voce "normale" e me ne stavo zitto perché qualunque suono mi uscisse lo faceva come se fossi lì lì per piangere. 'na sensazione ASSURDA che come è arrivata è sparita senza però che sparisse la causa che c'era sotto e continuo a portarmi un po' dietro. Lì mi son proprio detto: oh Ed, ti devi svegliare cazzo, che è 'sta cosa dell'aver spento il motore? Trovarmi a pensare "chemmerda la vita" per davvero mi ha pure un po' spaventato.
Cioè, un po' più di un po', ma se ti ci metti di impegno e ci lavori le cose migliorano, no? Certo che migliorano, cazzo, siamo artefici del nostro destino no?
Eh. Sai che boh?
A distanza di qualche altro mese non ne sono del tutto convinto, ma per dirla alla Caparezza "Ho paura che stia diventando automa, cyborg / Ma se ho questa paura sono ancora salvo" e quindi tocca rimboccarsi e riprovarci ancora.
Solo che nel frattempo le cose cambiano e attorno a te (cioè, a te in questo caso non è proprio te lettore, ma un generico te che è pure me) quel che vedi è variato tantissimo senza che tu te ne sia accorto. Ed è una cosa che odio: come cazzo ho fatto a perdermi così tanto? Dov'ero? Non è che posso dare sempre come spiegazione il lavoro (solo perché è l'unico campo dove continuo a ricevere conferme su conferme e pure uno dei campi che... "ascolto" meno quando devo guardarmi dentro).
Nel frattempo mi son messo a sistemare un po' lo studio dello zio (quello mancato a maggio scorso e con cui da piccolo avevo un rapporto splendido e che in adolescenza si è trasformato guardacaso in qualcosa di conflittuale che ci siamo portati dietro per un po', pur consapevoli dell'affetto reciproco. Rapporto che - again, guardacaso - è cambiato pochi anni prima della sua morte quando avevamo riallacciato "per bene" e mi aveva fatto sentire estremamente rispettato da una delle persone che ammiravo più al mondo. Madonna che strano l'imperfetto. Ammiro.).
Fa uno strano effetto trovarsi tra le mani le sue cose (o i miei disegni regalati a lui), le sue foto, i ritagli di giornale di dove è iniziata la sua carriera da Ingengere, frammenti di una vita che ora non c'è più guardati da qualcuno che cerca di capire cosa tagliare e cosa tenere della sua.
In mezzo a tutto questo casino, la musica che mastico ogni giorno ha fatto da amplificatore un po' troppo spietato - se posso permettermi eh, ci mancherebbe poi non vorrei criticare troppo il regista di 'sto copione (ma un filo dovrebbe ascoltare di più attrici e attori coinvolti, ecco).
Ti metti le cuffie per isolarti 'nattimo e partono i Mumford & Sons con Little Lion Man e Babel (galeotto fu l'amico Pablo che organizza le serate a grigliare a casa sua e mi fa scoprire 'ste cose), subito dopo per coincidenze varie mi trovo a parlare di Caparezza e mi dico "ma sì, ma riascoltiamo Pathosfera, cosa può andare storto".
Ed, lasciatelo dire da uno che ti conosce, non capisci un cazzo.
Cambiamo, no? Dai, Hamilton, bella carica e bella allegria così non ti senti una pippa quando provi a riprendere la corsetta e non vuoi sentire il ginocchio che ti urla di smettere.
Ho Non-Stop che mi si è conficcata nel cervello stile accusa diretta nei miei confronti che voglio dire ma chi cazzo di credi di essere?
“He will never be satisfied (What would be enough?)
He will never be satisfied (To be satisfied?)”
Tac, eccolo lì, ennesimo colpetto al vero toxic trait che non riesco a togliermi (si dice toxic trait così? Scusate, voglio sembrare giovane, ma non ci riesco davvero).
Quella fame cronica (era Cronometrare la polvere o Mangio la terra il titolo di 'sto pezzo?) di fare, imparare, accumulare e incasinarsi l'esistenza che ciclicamente mi riporta al solito ritornello personalizzato: chi polpo vuole cosa stringe?
Perché nonostante abbia scolpito nel cervello quel "This too shall pass" come invito a godermi le cose non sto riuscendo a viverlo se non come una spada di damocle gigantesca sulla testa?
Se una volta, in qualche modo, riuscivo a placare questi pensieri e a trovare un equilibrio, adesso, nel bel mezzo della tempesta, è diventato... difficile. Difficile e non impossibile, perché come cantano gli Enter Shikari "Unless you fight thе inevitable / You'll never know if it truly was".
E allora forse il punto è tutto qui, giusto per chiosare banalmente stile frasi di Osho. Forse devo smetterla di correre come se fossi rimasto senza tempo - o sempre in ritardo per qualcosa con tutto che mi sfugge un po' dalle mani - e, soprattutto, devo smetterla di misurarlo, 'sto tempo.
Non c'è un cronometro per rimettersi in sesto, non c'è una tabella di marcia per decidere quando la testa smetterà di stare in pappa.
C'è solo da stare fermi un attimo, lasciare che la polvere si posi e, quando sarà il momento, ricominciare a pulire...
... solo che 'sta cosa io non la so fare e... non ho manco intenzione di farla. Perché - sempre per citare i Sommi:
There's no use waiting for thе storm to blow over
Leap into the lightning